Il pane quotidiano

Domenica non sono riuscita a fare la pizza, nonostante avessi iniziato per tempo e calcolato le tempistiche correttamente. Ho dovuto ritirare il lievito, che avevo già sistemato nel cestello della macchina del pane.

La farina di Waitrose aveva la stessa consistenza delle suole di legno delle mie clogs. Per mesi era rimasta nel ripiano basso della dispensa, dimenticato, a prendere umidità.

Nel frattempo era anche scaduta. Un incidente che non sarebbe capitato fino all’anno scorso, quando almeno una volta la settimana facevo una pizza, o focaccia, sicuramente del pane.

Non è pigrizia la mia: adoro far lievitare l’impasto lentamente, e prendermi delle pause durante la giornata per piegarlo su se stesso con cura. Un rito che ho eseguito solo una volta da quando ci siamo trasferiti.

La vita precedente non mi manca granché, non mi sento lontana da casa. Ma nonostante la situazione piacevole e familiare, non mi sento ancora a casa.

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